Come funziona l’erezione e come si può migliorare

COME FUNZIONA L’EREZIONE E COME SI PUO’ MIGLIORARE

Può succedere che un uomo, nel bel mezzo di un approccio intimo con la propria partner, non riesca inaspettatemente a conseguire l’erezione, ritrovandosi incresciosamente col pene flaccido e impossibilitato al rapporto al cospetto della donna.

In questo approfondimento ci focalizzeremo sui motivi che cagionano la cosiddetta “disfunzione erettile”, a partire dalla costituzione strutturale del pene e dal funzionamento del processo dell’erezione, sino ad arrivare ai trattamenti curativi che possono porre rimedio al problema.

Il pene è caratterizzato dalla presenza di due corpi cavernosi a figura cilindrica disposti in parallelo. Al di sotto fluisce il corpo spongioso che contiene l’uretra, ossia il canale da cui emergono urina e sperma. L’estremità del pene si chiama glande.

Il processo per cui il pene muta da flaccido a rigido prende il nome di erezione.

Essa si configura come un fenomeno di natura psico-fisica che parte dalla zona cerebrale dell’uomo che, eccitato mentalmente, permette al cervello di avviare la produzione e il rilascio verso i genitali dei segnali neuronali e bio-elettrici utili a favorire l’ingresso del flusso sanguigno all’interno dei corpi cavernosi del pene e il rilassamento della muscolatura liscia.

Incamerando il sangue, i due cilindri paralleli si rigonfiano e, di conseguenza, irrigidiscono l’asta fino a raggiungere la posizione eretta.

In quanto alle dimensioni, invece, il pene a riposo misura tra i 6 e 10  cm con un diametro di circa 3 cm; temperature particolarmente rigide lo possono far risultare più corto.

In condizione di erezione la lunghezza media va dai 12 ai 17 cm, ampliando il diametro sino ai 4 cm.

L’erezione, dunque, è il risultato di una predisposizione psicologica ed emotiva corretta e pronta ad accogliere il momento di sessualità con estrema serenità, tuttavia il problema suddetto della disfunzione erettile è il più diffuso all’interno della popolazione maschile, riguardando all’incirca 3 milioni di uomini in Italia, giovani e meno giovani, come dimostrano i dati dell’Associazione Andrologi Italiani.

Per quanto concerne l’origine del disturbo, bisogna rifarsi a due matrici di segno diverso:

  • Causa fisico-organica: patologia insita nella salute strutturale e funzionale dell’organo riproduttore o correlata a malattie in altre zone dell’organismo con effetti diretti sulla regolarità di quella genitale;
  • Causa psicologica: molto più frequente, ma presa sotto gamba, fa riferimento agli stati emotivi e mentali che il soggetto si ritrova a vivere quando sta per fare sesso con la propria partner; più specificamente si tratta di meccanismi cognitivi che producono tensione, paura e incertezza: la cosiddetta “ansia da prestazione sessuale”.

Ci soffermeremo su questo secondo punto dal momento che, ribadendo la premessa secondo cui l’erezione è un processo che coinvolge contemporaneamente psiche e corpo, se viene meno l’imprescindibile aspetto dell’eccitazione mentale, è conseguenza logica l’inibizione del percorso di segnali neuronali e flusso sanguigno verso il pene, che pertanto resterebbe in condizione moscia.

L’eccitabilità, infatti, è un requisito essenziale ed è strettamente connessa alla natura dei pensieri posti in essere dall’uomo rispetto alla situazione d’intimità.

Passando in rassegna, ora, i percorsi di cura accostati al trattamento della disfunzione erettile, quello farmacologico, nello specifico la somministrazione degli inibitori della fosfodiesterasi PDE5, è efficace nel momento in cui gli esami clinici svolti presso gli specialisti del settore, urologi o andralogi, evidenziano la presenza di problemi fisici quali causa del disturbo dell’erezione.

Fra questi medicinali, i nomi più diffusi in commercio sono: Viagra, Cialis, Levitra e Spedra.

Essi, tutavia, non si configurano come una cura reale in quanto non rimuovono il problema alla base, ma si tratta semplicemente di coadiuvanti da ingerire prima di ogni incontro sessuale al fine di tamponare per qualche ora l’azione ostile del suddetto enzima che inibisce il completamento dell’erezione.

Pillole del genere, dunque, al di là che vengano spacciate per miracolose sugli innumerevoli siti web che promuovono addirittura copie illegali delle originali, non provocano un’erezione automatica.

Al contempo neppure i rimedi naturali, i prodotti d’erboristeria o i cibi indicati con fantomatiche qualità afrodisiache sono effettivamente utili o efficaci a garantire un’erezione sicura e, inoltre, possono presentare conseguenze collaterali anche più importanti di quelle dei farmaci.

In ogni caso, se ci si trova ad avere a che fare con un problema di disfunzione erettile di natura psicologica, nessun farmaco né prodotto naturale può rappresentare un rimedio, perché ciò che va ristrutturata è la psiche del paziente, sovrastato e in balia di pensieri negativi che lo turbano e lo spaventano in prossimità del rapporto con la propria donna.

Ma la soluzione esiste, ha un nome e la sua efficacia è provata al punto da renderla il trattamento elettivo per la cura del disturbo sessuale di matrice psicogena: si tratta della psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Già il suo nome è emblematico di come essa agisca sul soggetto: è un percorso che interviene parallelamente sulla psicologia e sulla fisicità dell’uomo perché, essendo l’erezione un processo psico-fisico, il primo tassello da incasellare al posto giusto è il pensiero posto in essere dallo stesso.

Tutto parte dalla zona cerebrale: un meccanismo cognitivo erroneo, fomentatore di immaginari tristi e scenari spaventosi, non può avviare il processo che porta all’erezione perché il cervello non è ben disposto alla produzione dei segnali neuronali che dovrebbero discendere verso i genitali e favorire l’impulso sanguigno nei corpi cavernosi del pene al fine di irrigidirlo in posizione eretta.

La ristrutturazione cognitiva passa, pertanto, dall’ausilio esperto dello psicoterapeuta che fornisce al paziente gli strumenti e le tecniche adeguate a prevenire la trappola innescata dagli errori cognitivi e a riconoscere che le cause di defaillance sessuali passate erano figlie di una cattiva e disfunzionale propensione psicologica all’appuntamento intimo.

Consapevolizzato che le azioni e le reazioni fisiche sono risposte alle emozioni e ai propri pensieri cognitivi, il soggetto comprenderà che l’autostima nelle proprie potenzialità e la serenità mentale rispetto al sesso sono indispensabili per approcciarsi a questo momento con la spontaneità e la naturalezza che occorre.

E ritornerà a non temere, anzi ad amare il sesso.

Articolo a cura del Dott. Pierpaolo Casto

Psicologo e Psicoterapeuta

Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale

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