Articoli a cura del Dott. Pierpaolo Casto

Come Superare l’ansia da prestazione: la soluzione migliore

COME SUPERARE L’ANSIA DA PRESTAZIONE: LA SOLUZIONE MIGLIORE

Per scegliere la cura migliore di risoluzione del problema di ansia da prestazione sessuale è opportuno conoscere, in via preliminare, il meccanismo fisiologico di funzionamento dell’erezione maschile.

È necessario, pertanto, avere un quadro chiaro delle cause della condizione ansiogena per cogliere, di conseguenza, il disturbo principale di cui si è vittima.

Comprendere la giusta diagnosi consente di evitare di incappare in rimedi farlocchi che, invece di risolvere il disturbo, lo accentuano con la possibilità di apportare effetti collaterali nocivi sull’organismo umano.

In questo approfondimento cercheremo di fare luce sulle cause, sulle terapie di cura inadeguate e su quella elettiva per abbattere in modo reale e completo il disturbo sessuale.

Partiremo dalla definizione scientifica di ansia da prestazione sessuale: è una condizione psico-emotiva di tensione/blocco mentale provocato da stati d’animo di incertezza, timore e preoccupazione sulle proprie potenzialità virili in contesti d’intimità con la partner.

Le cause che determinano questo problema hanno svariate origini, ma possono essere ricondotte a uno o più dei seguenti punti:

  • Paura di non essere in grado di produrre un’erezione corretta e soddisfacente
  • Timore di perdere l’irrigidimento del pene prima o durante l’atto penetrativo
  • Insicurezza circa le proprie capacità di appagare la partner
  • Paura del confronto con i partner precedenti della donna
  • Mettersi in paragone con gli attori pornografici professionisti
  • Bassi livelli di autostima e di fiducia
  • Preoccupazione circa la durata erettile ed eiaculatoria della propria performance

Questi dubbi esistenziali alterano negativamente la serenità e la stabilità emotiva e fisica dell’uomo interessato e configurano l’ansia da prestazione sessuale.

Questa alterazione psico-fisica compromette la funzionalità dell’erezione, che si manifesta attraverso un meccanismo di tipo mentale e fisico, coinvolgendo al contempo cervello e corpo.

Tutto parte dall’eccitazione mentale, cioè da una condizione psicologica che si genera anche solo con il pensiero e il desiderio di consumare un rapporto intimo con la propria donna.

A questo livello eccitatorio contribuiscono stimoli sensoriali diversi: visivi, uditivi, olfattivi, d’immaginazione e tattili.

Raggiunto lo stato di eccitazione psicologica, il cervello rilascia segnali bio-neurali che discendono verso l’area dei genitali attraverso la colonna vertebrale. Questi impulsi rilassano la muscolatura liscia dei corpi cavernosi del pene, assicurano il giusto quantitativo di flusso sanguigno e, dunque, compiono il rigonfiamento e l’irrigidimento dell’organo riproduttore.

Durante l’azione penetrativa, se l’uomo conserva la corretta eccitazione psicologica, riesce a garantire la funzionalità del meccanismo erettivo e la performance risulterà appagante.

Quando, invece, l’aspetto mentale è turbato e irrequieto, il soggetto incappa nella condizione di ansia da prestazione sessuale, che si dirama nelle varie forme di disfunzione erettile.

Si tratta di un problema sessuale generalizzato che non è circoscritto alla sola fascia anagrafica della terza età (60-70 anni), bensì riguarda anche uomini maturi di 40-50 anni e compare spesso anche in età giovanile (20-30 anni).

È quella situazione in cui il desiderio sessuale di possedere la partner è oscurato dalle tenebre delle perplessità e delle insicurezze nell’approccio all’incontro intimo.

Questo meccanismo psicologico, figlio di inganni mentali, inibisce l’avvio dell’eccitazione mentale e, di riflesso, la possibilità di conseguire un’erezione normale in produzione e durata.

Benchè si abbia a che fare con uno stato ansimante, il ricorso ad ansiolitici – che siano psicofarmaci oppure calmanti naturali – è del tutto inutile, dal momento che non agiscono per la rimozione del problema alla radice, ma si limitano a tamponare parzialmente i soli sintomi.

La pericolosità della somministrazione di psicofarmaci, in contesti come questi, deriva soprattutto dal fatto che, assopendo alcune zone cerebrali che dovrebbero restare deste, una delle conseguenze collaterali è proprio la disfunzione dell’erezione.

Neppure i farmaci specifici per il problema erettile, che sono etichettati come inibitori dell’enzima fosfodiesterasi PDE5, sono efficaci nella cura dell’ansia da prestazione, perché:

  1. Non producono l’erezione del pene né ne migliorano la condizione
  2. Possono produrre effetti collaterali significativi
  3. Rischiano di creare, in chi li somministra, uno stato pericoloso di dipendenza da farmaco.

Qual è dunque il metodo curativo migliore per prevenire l’ansia da prestazione e i disturbi erettili ad esso connessi?

Il rimedio elettivo ed efficace per questo tipo di problema legato alla sessualità maschile è il percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

È un trattamento scandito in sedute, nel corso delle quali il paziente, sotto la guida esperta dello specialista, giunge a comprendere le cause e ad apprendere le strategie utili per rimuovere completamente e definitivamente il disturbo.

La comprensione delle cause passa dall’ascolto e dall’analisi della storia personale, ovvero delle contingenze e della cadenza con cui il problema erettile si è manifestato nel paziente.

Dopo di che, lo psicoterapeuta lo aiuterà a consapevolizzarsi del fatto che tutto dipenda dall’approccio psico-emotivo al rapporto sessuale: il fulcro di tutto è il pensiero.

Se ne ricava una regola piuttosto logica e precisa: se l’uomo si presenta all’appuntamento intimo investito e travolto da emozioni negative quali la paura, la preoccupazione, il timore di fallire, l’incertezza sulle proprie potenzialità, evocando così una defaillance, l’eccitazione verrà inibita, l’erezione non si produrrà e il fallimento si concretizzerà.

La soluzione, pertanto, risiede nella ristrutturazione cognitiva dei pensieri: le tecniche studiate nel corso delle sedute rappresenteranno i mezzi necessari per individuare gli inganni mentali, scientificamente chiamati “errori cognitivi”, in cui si è incappati, al fine di correggerli con pensieri funzionali e corretti, adeguati a una situazione piacevole e di godimento.

Al termine del percorso, l’uomo ritornerà a sentirsi tale, virile e sicuro di sé, riacquistando la fiducia persa per strada a causa di meccanismi mentali assolutamente distorti e disfunzionali che gli hanno cagionato una destabilizzazione fisica ed emotiva rispetto al sesso.

La psicoterapia cognitiva-comportamentale, dunque, agisce parallelamente sui pensieri e sui comportamenti: ristrutturando i primi, anche i secondi, di conseguenza, risulteranno adatti e giusti alla circostanza.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

 

Si consiglia il seguente video: “Come risolvere l’ansia da prestazione in modo definitivo” (A cura del Dott. Pierpaolo Casto)

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